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APPLICATIVI WEB 2.0


STRUMENTI INFORMATICI PER IL WELFARE ED IL TERRITORIO


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PROGETTO AB&C 2.0 + AB&PAI + RegistroComunale.it.
Assistenza Integrata Individuale. L'anziano e i Piani Assistenziali Individualizzati (PAI).

Lo stato dell’arte.

Servizio di Assistenza Domiciliare (s.a.d)
+ Assistenza Domiciliare Integrata (a.d.i)
+ Sportello di Assistenza Familiare (da specifiche L.R. Lombardia)


Cos’è l'assistenza domiciliare e quali sono i benefici?


L’assistenza domiciliare si distingue in:
-servizio di assistenza domiciliare (SAD), ha l’obiettivo di aiutare la persona nel disbrigo delle attività quotidiane sollevando in parte la famiglia dal carico assistenziale (es. igiene degli ambienti, servizio di lavanderia, preparazione dei pasti, igiene della persona, disbrigo di commissioni, trasporto, etc.)

-assistenza domiciliare integrata (A.D.I.), vengono erogate prestazioni domiciliari da parte di figure professionali sanitarie e sociali integrate fra loro (medico di medicina generale, infermiere, fisioterapista, assistente sociale, medico specialista etc.), secondo un intervento personalizzato definito dall’Unità di Valutazione Multidimensionale Distrettuale (U.V.M.D.) competente per territorio (es. servizio di riabilitazione, servizio infermieristico, servizio medico - visite programmate, etc).

L’assistenza domiciliare permettere al cittadino di rimanere nel proprio domicilio e nel proprio contesto familiare per ricevere le cure e l’assistenza necessarie, senza dover essere ricoverato in strutture ospedaliere o residenziali.

A chi è rivolto?
Alle persone di tutte le età che si trovano in condizioni di dipendenza fisica o sociale o socio-sanitaria.

Come attivare il servizio ovvero qual è l’iter per la presentazione della domanda?
Il servizio può essere attivato in qualsiasi momento dell’anno.

-Per l’attivazione del SAD il cittadino può rivolgersi ai servizi sociali del Comune di residenza, dove l’assistente sociale valuta il caso e attiva l’intervento domiciliare previa definizione di un progetto individualizzato e personalizzato concordato con l’affidatario del servizio e che viene rivalutato almeno annualmente. Il Comune può richiedere una compartecipazione economica al servizio domiciliare sulla base dei criteri e modalità stabiliti dal regolamento SAD comunale.

-Per l’attivazione dell’ A.D.I. il cittadino può rivolgersi al Distretto Socio-sanitario di residenza, la sua condizione viene valutata da una equipe multi professionale, l’Unità di Valutazione Multidimensionale Distrettuale (U.V.M.D.), a cui partecipano tutte le figure professionali interessate al caso specifico. L’U.V.M.D. attraverso la Scheda di Valutazione Multidimensionale dell’Anziano (S.V.A.M.A.) definisce il profilo di gravità del cittadino per la stesura di un piano di intervento individualizzato, che viene verificato e ridefinito attraverso riunioni periodiche della U.V.M.D. ?Le prestazioni sanitarie sono gratuite.?Per la documentazione specifica da presentare chiedere informazioni allo Sportello Integrato del Comune o del Distretto Socio-Sanitario della A.ULSS di residenza.

MOLTE REGIONI, PROVINCE, AMBITI E COMUNI HANNO ISTITUITO, IN DIVERSE MODALITà, UNO SPORTELLO DI ASSISTENZA DAMICILIARE (SAF).
IN QUESTE REALTà, IL SETTORE SOCIO-ASSISTENZIALE E OVVIAMENTE TUTTE LE PERSONE FRAGILI POSSONO CONTARE SU UN ALLEATO IMPORTANTISSIMO PER I PERCORSI DI ASSISTENZA DOMICILIARE: LO SPORTELLO SAF.

SAD+ADI+SAF.... INSIEME, COORDINATI, VALGONO DI PIU'!



guarda anche:

La legge regionale lombarda sugli Assistenti Familiari.
(Lombardia: L.R. n.15 del 19 maggio 2015).
testo integrale di Valentina Ghetti. - Click per approfondire

I registri regionali delle assistenti familiari in Italia.
testo integrale di Giselda Rusmini. - Click per approfondire



SAF + SAD + ADI. Insieme per il cargiver.
Fare da Caregiver al Caregiver.


Nel campo generale dell’assistenza sociale e socio assistenziale, ci sono differenti sfere di intervento: il pubblico, il privato, il privato sociale.
Differenti sono anche gli attori all’interno di queste sfere: Comuni, Ambiti, Regioni, Sportelli, Aziende sanitarie, Cooperative, etc.
Le principali tipologie di aiuto sono concepite principalmente secondo i criteri di residenzialità e domiciliarità, insieme alle iniziative e ai servizi ricreativi per anziani e disabili, cioè le figure ritenute maggiormente bisognose di assistenza e tutela.

Possiamo dire che in Lombardia, come in molte regioni d'Italia, ci sono 2 attori co-protagonisti che gestiscono i vari strumenti per il supporto domiciliare socio-assistenziale NON infernieristico:
- il Servizio di Assistenza Domiciliare (SAD), che è comunale;
- lo Sportello Assistenti Familiari (SAF), gestito per conto del Comune o Ambito in appalto alle Cooperative.

I due centri servizi socio-assistenziali (SAD e SAF) sono rivolti a caregiver con Isee bassi, prendendo in carico assistiti parzialmente o interamente non autosufficienti.
Stiamo parlando approssimativamente di un 4% della popolazione.

Al di fuori dei servizi del SAD e del SAF comunali, chi ha bisogno di una badante, una colf o una babysitter naviga all’interno del mercato, quello regolato e quello non regolato, legale o "in nero".

Problema: SAD e SAF lavorano insieme?

-Il primo problema che si riscontra all’interno di questo modello è la sua ristrettezza: riguarda infatti una piccola fascia, costituita da coloro che vivono in condizioni di conclamata indigenza e hanno in carico assistiti con un grave livello di non autosufficienza.
Il problema che ci dobbiamo porre è:
a partire dall’indispensabile tutela e assistenza per questa fascia estremamente debole, come fare a garantire servizi adeguati anche per le altre fasce di popolazione?

-Il secondo problema, connesso a quello precedente, riguarda il rapporto tra gli attori attualmente in campo, in particolare SAD e SAF.
Il rischio del modello attuale è quello di una competizione non collaborativa, per cui ognuno porta avanti la propria attività senza curarsi di quella dell’altro.
Ci domandiamo:
è possibile immaginare invece una competizione sinergica, ovvero una cooperazione tra gli attori che giovi a tutti senza far venire meno gli specifici campi di intervento in cui operano?

Cos'è il PAI.

E’ lo strumento principale di lavoro dell’equipe socio-assistenziale e viene realizzato per (e con) la persona; esso rappresenta la sintesi della attività svolte nelle diverse fasi di valutazione dei bisogni, definizione degli obiettivi e monitoraggio degli interventi.
E’ un insieme di interventi finalizzati a raggiungere obiettivi di superamento/riduzione di problematiche per garantire la tutela/autonomia del soggetto (sviluppo capacità, capacità residue mantenute, modifica di comportamenti, miglioramento condizioni ambientali della propria “dimora”).
Si tratta di una particolare “cartella personale” dell’utente che, partendo dalle informazioni significative necessarie nella fase di assestment (ricognizione dei bisogni), e dell’individuazione degli obiettivi, contiene la predisposizione del pacchetto di interventi, a beneficio dell’assistito, necessari per raggiungere gli obiettivi.
Il PAI deve essere elaborato d’intesa e in collaborazione tra l’equipe socio-assistenziale della struttura e gli operatori dei servizi sociali e sanitari.

E’ fondamentale prevedere modalità di coinvolgimento del Caregiver nel PAI.

Se vediamo il Caregiver (e il familiare) come RISORSA possiamo anche immaginare a quanto possa esserci utile nel fornirci preziose informazioni sull'anziano/disabile, sulle sue attitudini, sul suo stile di vita.. per migliorare la sua qualità di vita in ambito Domiciliare.

Obiettivo: 4 o 100%?

Sulla base di questi problemi, ecco l’obiettivo che formuliamo:
passare da un welfare del 4% a un welfare del 100%. Tutti i caregiver, infatti, hanno un bisogno e una fragilità da assistere, per quanto tale bisogno e tale fragilità si configurino diversamente a seconda della fascia di reddito e dalle possibilità socio-economiche e relazionali.

Per raggiungere tale obiettivo, il modello va ripensato alle sue fondamenta: da un lato dobbiamo passare da una competizione autistica a una competizione sinergica, dall’altro è necessario creare una logica di autosostenibilità economica del nuovo modello.

Non c’è dubbio che SAD e SAF siano attività differenti, ma si rivolgono allo stesso caregiver. Al contempo, hanno la stessa mission: garantire la più alta qualità del servizio al domicilio del paziente. Ecco perché è necessario costruire sinergia.

Come fare per realizzare un nuovo modello... Win to Win.

Se questo è il quadro di problemi e di obiettivi che ci poniamo, allora gli attori coinvolti dovrebbero innanzitutto pensare al caregiver come una figura che ha un bisogno comune e differenti possibilità di realizzarlo. Partendo dalla presa d’atto di questa stratificazione, un welfare del 100% deve creare una pratica concreta di assistenza sinergica, una regia istituzionale in grado di gestirne scopi e valori, accordi tra le parti (accreditamenti, calmierizzazioni, politiche strategiche mirate alla coesione degli interventi, etc.), accompagnando così il caregiver nei suoi mutevoli bisogni.

Alcune proposte esemplificative: -passare dal SAD al CAF, per assunzione diretta (risparmiando così circa la metà dei costi);
-unire le prestazioni SAD a copertura e integrazione delle assunzioni dirette (SAF); -prevedere modifiche contrattuali basate sulle reali necessità; -proporre immediati contributi e agevolazioni diversificate rispetto alle condizioni Isee del caregiver, senza però escludere nessuno e dando vita a un modello realmente generalizzato.
A questo punto, i contratti possono essere gestiti dall’AB&C.
Il comune e le cooperative avranno una parte di introiti mensili per i contratti inviati, mentre il cliente potrà avvalersi dell’application server della rete contabile, legale e fiscale di Archas.
Non stiamo parlando di un sistema avveniristico, ma di un sistema che è immediatamente realizzabile con la tecnologia a nostra disposizione. L’application server consente inoltre al caregiver di scegliere l’opzione che preferisce: farsi la busta paga da solo, avere un aiuto, affidarla alla rete del sistema acquistando il pacchetto completo.

Questo è un modello win-win, cioè tutti gli attori ci guadagnano, la sinergia diventa virtuosa e il sistema si autoalimenta e autosostiene.

Modello AB&C: fare da caregiver ai caregiver.

Il mercato dei SAD è coperto dal privato, che spesso si esprime in forme non normate o addirittura selvagge, portando al rischio di neo-caporalato o semi-schiavitù.

Superare questa situazione è nell’interesse di tutti gli attori coinvolti nel processo: le lavoratrici, i caregiver, gli sportelli, l’amministrazione pubblica.
Nel sistema che stiamo prefigurando, le redini del contratto devono essere affidate al servizio sociale, attraverso lo sportello AB&C, che monitora la situazione e ne segue i cambiamenti, modificando di conseguenze le necessità del cliente caregiver.
Ciò garantisce un’integrazione dei diversi servizi già disponibili (AB&CAF, AB&SAD, AB&Help) nel servizio AB&C.

Grazie all’integrazione dei SAD allo sportello SAF, i servizi socio-assistenziali sostenuti dalle amministrazioni potrebbero soddisfare varie esigenze.
Per esempio, nel caso la badante sia assunta con “contratto diretto” amministrato da AB&Caf, il sistema suggerisce all’operatore AB&C di mandare una richiesta di copertura lavorativa ad AB&Sad, contribuendo a mantenere il servizio continuo e flessibile attraverso la sinergia delle offerte positivamente valutata dal caregiver.
Importante quindi, per tutelare il caregiver, nel caso la badante sia assunta con “contratto diretto” amministrato da AB&C, valutare sempre la mappa dei bisogni e le eventuali necessità di una modifica del contratto temporanea o permanente, oppure gestire casi in cui la situazione esca dall’ambito sociale per entrare in quello sanitario.
L’integrazione di AB&SAD e AB&Contract è la strada per riqualificare il welfare, superando le calcificazioni interne alle strutture esistenti e aprendole a una logica di unicità del caregiver, pur nelle sue stratificate possibilità. Un nuovo modello deve nascere assumendo l’alternanza e la complementarietà tra i servizi, coprendo dunque in modo differenziato le esigenze del caregiver.

In conclusione, possiamo dire che il modello da noi proposto è un macro-caregiver dei tanti micro-caregiver bisognosi di assistenza e con problemi specifici.




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